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Quote pugilato: leggere, confrontare e calcolare il payout

Updated Ottobre 2026
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Confronto fra quote decimali, americane e frazionarie sul mercato testa a testa di un title fight pugilistico

Quello che la quota ti dice davvero quando la guardi

Una quota non è un prezzo. È una probabilità travestita da prezzo. È la traduzione in numero della convinzione che il trader del bookmaker ha sull’esito di un evento — più il margine che lui si tiene per coprire spese, rischio e profitto. Quando vedi sulla lavagna “1.40” su un favorito, non stai leggendo “questo pugile vincerà 4 volte su 10”. Stai leggendo “questo pugile, secondo il bookmaker e una volta tolto il margine, ha circa il 71% di probabilità di vincere”.

Dodici anni di letture mi hanno insegnato che la differenza fra uno scommettitore disciplinato e uno scommettitore alla deriva non sta nella capacità di scegliere il vincitore. Sta nella capacità di leggere se la quota proposta è giusta, troppo alta o troppo bassa rispetto alla probabilità reale. Il primo lavora sul valore, il secondo sull’istinto. Sul lungo periodo solo il primo sopravvive.

Il mercato globale delle scommesse sportive vale 100,9 miliardi di dollari nel 2024 e si prevede arrivi a 187,4 miliardi entro il 2030, con un tasso di crescita annuo dell’11%. Il segmento MMA & Boxing pesa per 1,5 miliardi di quei dollari. Numeri che dovrebbero ricordarti una cosa banale e fondamentale: il bookmaker non è uno scommettitore avventato dall’altra parte del banco. È un’azienda industriale che fattura miliardi, ha un margine di sicurezza in ogni quota e gioca sui grandi numeri. Per batterlo bisogna essere chirurgici.

In questa guida ti porto dentro la meccanica della quota. Decimale, americana, frazionaria. Come si convertono, come si calcola il payout, dove si nasconde il margine, perché il favorito netto paga così poco e quando — molto raramente — lo sfidante a quota larga rappresenta valore. Niente formule per il gusto di metterle. Solo i calcoli che uso io quando apro un palinsesto e devo decidere se vale la pena puntare o passare oltre.

Quota decimale: il formato standard italiano e perché funziona così bene

Una mattina, a un seminario per analisti, sentii un giovane bookmaker spagnolo definire la quota decimale “la conquista democratica del betting moderno”. Era una battuta ma con un fondo serio. La quota decimale ha un vantaggio enorme rispetto agli altri due formati: dice esattamente quanto incassi per ogni euro puntato, stake inclusa. Niente conversioni, niente calcoli mentali, niente confusione fra “vincita netta” e “totale ritirato”.

La formula è banale. Payout totale = stake x quota decimale. Stake di 100 euro a quota 1.40 produce 140 euro di ritorno, di cui 100 sono la tua stake restituita e 40 sono la vincita netta. Stake di 50 euro a quota 3.50 produce 175 euro di ritorno, di cui 50 sono stake e 125 sono vincita netta. La quota 2.00 è la soglia del pareggio: stake e vincita netta coincidono.

Il significato statistico della quota decimale è altrettanto immediato. Probabilità implicita = 1 diviso quota. Una quota di 1.40 corrisponde a una probabilità implicita del 71,4% (1 / 1.40 = 0,7142). Una quota di 3.50 corrisponde a una probabilità implicita del 28,6%. La somma delle probabilità implicite di tutti gli esiti di un mercato dovrebbe in teoria essere il 100%. Nella pratica supera sempre il 100% — di solito si trova fra il 104% e il 115% — e quel surplus è il margine del bookmaker.

Esempio pratico su un testa a testa equilibrato. Quota A 1.85, quota B 1.95. Probabilità implicita di A = 1/1.85 = 54,1%. Probabilità implicita di B = 1/1.95 = 51,3%. Somma = 105,4%. Il bookmaker si tiene un margine teorico del 5,4% spalmato sui due esiti. Se aggiungi il pareggio a quota 25.00 ottieni un altro 4% di probabilità implicita e il margine totale sale al 9,4%. Conoscere questa aritmetica è il primo strumento per capire se un mercato è “tirato” — margine alto, quote strette — o “largo” — margine basso, quote più generose per lo scommettitore.

Lavagna scommesse pugilato con quote decimali italiane sul mercato testa a testa

Una nota pratica importante. La quota decimale di un favorito netto non si esprime mai in percentuali aggressive. Wilder a 1.05 contro un underdog tecnico ti restituisce 5 euro su 100 puntati. Il rischio nominale è basso ma il rendimento percentuale ridotto fa sì che una sola sconfitta cancelli venti vittorie consecutive a quella quota. Per questo i favoriti nettissimi non sono mai una strategia sostenibile da soli: vanno combinati o evitati nei contesti di bankroll medio-piccolo.

Quota americana e frazionaria: come si leggono i formati esteri

Per anni ho lavorato con un trader inglese che ostinatamente mi mandava le sue analisi con quote frazionarie. “Sono più honest” mi diceva. Aveva ragione e torto al solito modo. Il formato frazionario inglese e quello americano servono lo stesso scopo della quota decimale italiana — esprimere una probabilità — ma lo fanno con una logica diversa che vale la pena capire, perché molti pronostici esteri che troverai online sono in quei formati.

La quota americana funziona con due simboli, più e meno, e numeri assoluti. Sul favorito vedi un meno: “-200” significa che devi puntare 200 dollari per vincerne 100 netti. Sull’underdog vedi un più: “+250” significa che 100 dollari puntati ne fruttano 250 netti. La logica di base è “quanto devo puntare per vincere 100” sul favorito, “quanto vinco puntando 100” sull’underdog. La soglia del pari (l’equivalente del nostro 2.00 decimale) è “+100” o equivalentemente “-100”, a seconda della convenzione del bookmaker.

Esempio di quote americane e frazionarie usate dai bookmaker esteri sul pugilato

La quota frazionaria inglese, invece, esprime direttamente il rapporto vincita netta su stake. “3/1” significa che per ogni 1 sterlina puntata ne vinci 3 nette. “4/5” — letto “four to five on” — significa che per ogni 5 sterline puntate ne vinci 4 nette. La quota di pareggio è “1/1” (anche detta “evens”, abbreviata “evs”). Sotto la parità il numeratore è minore del denominatore: 4/5, 1/2, 2/7. Sopra la parità il numeratore è maggiore: 6/5, 7/4, 3/1.

Quando trovi un’analisi di un boxing analyst americano che dice “Tyson Fury -150”, devi sapere a colpo d’occhio cosa significa. Lo dico perché molta letteratura tecnica sulla boxe — quella che vale davvero la pena leggere — è in inglese e usa il formato americano per il mercato US e quello frazionario per i title fight su suolo britannico. Saper navigare i tre formati senza dover passare ogni volta dal convertitore online ti fa risparmiare ore di lavoro su una preparazione di calendario.

Una osservazione finale. I tre formati esprimono la stessa probabilità implicita in modi diversi. Una quota decimale di 2.50 equivale a una quota americana di +150 ed a una quota frazionaria di 3/2 — tutte e tre corrispondono a una probabilità implicita del 40%. Il formato è solo una convenzione di scrittura. La sostanza è la probabilità che il numero codifica.

Come si convertono i formati senza calcolatrice

Le formule esistono e vanno conosciute, ma per la mia esperienza il novanta per cento delle conversioni utili nel lavoro quotidiano si fa a mente con tre o quattro punti di riferimento. La parità: 2.00 decimale = +100 americano = 1/1 frazionario. Il favorito moderato a 60% di probabilità: 1.67 decimale = -150 americano = 4/6 frazionario. L’underdog moderato a 40%: 2.50 decimale = +150 americano = 3/2 frazionario. Il favorito netto a 80%: 1.25 decimale = -400 americano = 1/4 frazionario.

Le formule complete restano utili per i casi limite. Da decimale a americana: se la decimale è uguale o superiore a 2.00, americana = (decimale – 1) x 100. Esempio: 2.50 → +150. Se la decimale è inferiore a 2.00, americana = -100 diviso (decimale – 1). Esempio: 1.50 → -200. Da decimale a frazionaria: numeratore = decimale – 1, denominatore = 1, poi si semplifica la frazione. Esempio: 2.50 → 1.5/1 → 3/2.

Dalla quota qualunque formato alla probabilità implicita c’è una scorciatoia mentale che uso spesso quando devo valutare se una quota è “giusta” rispetto a una mia stima. Per la decimale: 1 diviso la quota. Per la americana negativa: numero diviso (numero + 100). Esempio: -200 → 200/300 = 66,7%. Per la americana positiva: 100 diviso (numero + 100). Esempio: +250 → 100/350 = 28,6%. Per la frazionaria a/b: b diviso (a + b). Esempio: 3/1 → 1/4 = 25%.

Una mini tabella mnemonica che ti consiglio di tenere a portata di mano nelle prime settimane di pratica. Decimale 1.50 = -200 americano = 1/2 frazionario = 66,7% di probabilità implicita. Decimale 2.00 = +100 = 1/1 = 50%. Decimale 2.50 = +150 = 3/2 = 40%. Decimale 3.00 = +200 = 2/1 = 33,3%. Decimale 4.00 = +300 = 3/1 = 25%. Tre o quattro punti come questi bastano a interpolare a colpo d’occhio qualunque quota nel mezzo.

Payout e margine: dove finisce il tuo euro

Una volta un lettore mi chiese candidamente: “Ma se il bookmaker ha sempre ragione, perché si dice che pago un margine?” La risposta semplice è che il bookmaker non ha sempre ragione: ha solo sempre un piccolo vantaggio statistico, distribuito su milioni di scommesse. Quel vantaggio è il margine. Conoscerlo per ogni mercato è la differenza fra giocare a occhi aperti e giocare con la benda.

Il payout di un mercato si calcola come 100 diviso la somma delle probabilità implicite degli esiti. Su un testa a testa con quota A 1.85 e quota B 1.95, somma probabilità = 54,1% + 51,3% = 105,4%. Payout = 100 / 105,4 = 94,9%. Significa che per ogni 100 euro scommessi dal collettivo dei clienti su quel mercato, il bookmaker ne restituisce in media 94,9 in vincite e si tiene 5,1 come margine.

Il payout nei mercati pugilato è in media più basso che nei mercati calcio, per una ragione strutturale: il pubblico che scommette sul pugilato è meno informato e tende a puntare sui nomi noti senza analisi profonda, quindi il bookmaker può permettersi un margine più alto. Il payout medio nel testa a testa pugilato si colloca fra il 92% e il 95%. Sul metodo di vittoria scende all’88% — 92%. Sul round esatto può scendere sotto l’85%. Più granulare è il mercato, più alto il margine.

Dal 13 novembre 2025 in Italia è entrata in vigore la Fase 2 delle concessioni ADM, con cinquantadue concessioni assegnate a quarantasei operatori e una nuova aliquota di imposizione sul margine lordo dei giochi (GGR) salita dal 20% al 22,5%. Questo aumento di 2,5 punti percentuali non è simbolico: si traduce in una pressione strutturale sui margini operativi dei bookmaker, che sul medio periodo possono scegliere di assorbirla o di scaricarla sui clienti riducendo leggermente le quote. La forbice in cui ci muoviamo è stretta, ma vale la pena tenerla d’occhio confrontando le quote del 2026 con quelle del 2024 sui mercati standard.

Analista verifica payout e margine del bookmaker sui mercati scommesse pugilato

Una regola pratica che uso da sempre. Calcolo il payout di un mercato prima di decidere se giocarlo. Se è sotto il 90%, mi astengo a meno di avere una convinzione tecnica nettissima. Se è sopra il 95%, è un mercato che merita attenzione perché significa che il bookmaker ha esposto quote vicine al “fair” — un evento raro e di solito legato a margini di competitività fra operatori in occasione di grandi eventi.

Quote favorito vs sfidante: la legge del rischio asimmetrico

La domanda che ricevo più spesso da chi inizia è una sola: “Perché un favorito come Canelo paga così poco?” Risposta breve: perché la sua probabilità di vincere è altissima e la quota è semplicemente la traduzione di quella probabilità. Risposta lunga: perché chi punta su Canelo non sta comprando un biglietto della lotteria, sta comprando un’assicurazione molto cara. È un investimento difensivo che ha senso solo dentro un quadro di gestione del bankroll molto preciso.

Il record di Deontay Wilder racconta meglio di qualsiasi teoria come la quota del favorito puncher si forma. Wilder chiude il 95,55% delle sue vittorie per KO — la percentuale più alta nella storia dei campioni dei massimi — e il 48% di quei KO arriva nel primo round. Su uno sfidante non titolato la sua quota al testa a testa scendeva regolarmente sotto 1.10. Quote 1.05, 1.08, 1.10 in apertura, scendere ulteriormente nelle ore precedenti l’incontro. Da fuori sembrano quote da rapina. Da dentro, sono quote calcolate sulla statistica reale: il 5-10% di probabilità di sconfitta si trasforma matematicamente in quote intorno a 1.05 — 1.10.

La quota dello sfidante, viceversa, contiene sempre un premio di rischio aggiuntivo rispetto alla pura probabilità inversa. Se Wilder paga 1.05 (probabilità implicita 95%), lo sfidante dovrebbe pagare in teoria circa 20.00 (5% di probabilità implicita) per equilibrare il book. Nella pratica paga 8.00, 10.00, al massimo 12.00, perché il bookmaker sa che sull’underdog convergerà un volume di scommesse non trascurabile da parte dei sognatori e dei fan, e bisogna tenere il margine sotto controllo.

Danny Wilson, strength and conditioning coach che ha lavorato con Kell Brook fra gli altri, ha detto una cosa che ho riletto cento volte: “Tante persone avrebbero scommesso su Khan per battere Canelo senza conoscere i fondamentali e la scienza dietro il prendere così tanto peso a livello d’élite. Chiunque conoscesse l’effetto del bulking up sulla stamina e velocità di un pugile avrebbe potuto prevedere la vittoria di Canelo.” È una frase che vale per ogni catch-weight, per ogni cambio di categoria, per ogni movimento di peso fuori dal range naturale. La quota dell’underdog che si è alzato di due categorie sarà sempre invitante. E quasi sempre sbagliata.

Due pugili sul ring durante un title fight con quote favorito e sfidante esposte a margine

La domanda corretta da farsi davanti alla quota di un favorito non è “perché è così bassa”, ma “questa quota è coerente con il KO rate, lo stile e la distanza dell’incontro?”. Su Wilder a 1.05 contro uno sfidante senza KO subiti la quota è alta perché la probabilità di durare la distanza è alta. Su Wilder a 1.05 contro uno sfidante con tre KO subiti negli ultimi cinque match, la quota è bassa perché la matematica dice che è bassa. È un esercizio di lettura tecnica, non di intuito. Per il dettaglio su come trasformare questa lettura in una strategia operativa di bankroll e stake, vai alla guida su come costruire una strategia disciplinata sulle scommesse pugilato.

Quote sui mercati secondari: dove si annida il margine alto

Una regola operativa che ripeto a tutti i lettori principianti. Se vuoi vedere come un bookmaker fa cassa sui pochi mercati pugilato, guarda le quote sul metodo di vittoria, sul KO nella ripresa per gruppi di round e sul round esatto. Sono i tre mercati con il margine più alto del palinsesto. Non per cattiveria del bookmaker: per matematica.

Il mercato metodo di vittoria si compone di cinque colonne nel caso classico (KO A, decisione A, KO B, decisione B, pareggio). Cinque opzioni significa cinque probabilità implicite da sommare e ognuna porta con sé il suo pezzo di margine. La somma totale si colloca tipicamente fra il 110% e il 115%. Payout fra 87% e 91%. Confrontalo con il testa a testa secco al 94-95% e capisci subito che ogni euro speso sul metodo di vittoria è leggermente più “tassato”.

Il mercato KO nella ripresa per gruppi di round (1-4, 5-8, 9-12) ha tipicamente sei opzioni per il favorito e sei per lo sfidante, più la decisione e il pareggio. Sommando tutto si arriva a quattordici opzioni. Anche margine basso per singola opzione si traduce in margine totale alto. Payout sotto l’85% è comune. È un mercato dove “qualcosa vinci comunque ogni tanto” è la falsa rassicurazione che porta i bankroll a sciogliersi lentamente nel tempo.

Il round esatto è il caso estremo. Per un title fight a dodici round il mercato si compone di tredici opzioni (un round per round più “decisione o pareggio”). Quote che vanno da 6.00 sul round più probabile a 50.00 sui round più lontani. Il payout strutturale di questo mercato si colloca regolarmente fra il 78% e l’85%, in funzione dell’operatore e dell’evento. Significa che ogni 100 euro scommessi in quel mercato dal collettivo dei clienti, il bookmaker ne restituisce in media 80 e ne trattiene 20. È uno dei mercati con il margine più alto di tutto il palinsesto sportivo.

Quote live e quote pre-match: due mondi che si toccano

Sul mercato italiano la quota live ha conquistato una centralità che molti analisti hanno sottovalutato per anni. Nel primo trimestre 2025 il GGR online del segmento sportivo è arrivato a 933 milioni di euro complessivi, con un +4,8% anno su anno, e il sottosegmento live è cresciuto del +9% raggiungendo i 305 milioni. Significa che oggi quasi un terzo del margine dei bookmaker sportivi italiani arriva dal live, e nei mercati pugilato la quota live è il prodotto a margine più alto di tutti.

Schermata di quote live aggiornate fra un round e l'altro durante un incontro di pugilato

La differenza fra quota pre-match e quota live è strutturale. Il pre-match riflette un’analisi statica fatta nei giorni che precedono l’incontro. Il live riflette un’analisi dinamica fatta in tempo reale fra un round e l’altro, con i pugili che combattono davanti agli occhi del trader. Il margine sulle quote live è strutturalmente più alto — di solito da 2 a 4 punti percentuali in più — perché il bookmaker si copre dal rischio di latenza dell’informazione e dalla possibilità che qualcuno abbia visto un knockdown un secondo prima.

Una dinamica che osservo spesso. Una quota di apertura su un favorito a 1.30 può scendere a 1.20 nel pre-match se i workout pubblici sono andati bene, risalire a 1.35 dopo un weigh-in deludente, ripartire da 1.25 al gong dell’inizio, scendere a 1.05 dopo un knockdown a favore al quarto round, schizzare a 2.50 se il favorito subisce un knockdown nel quinto. Quattro o cinque movimenti in nove giorni dall’apertura. Saperli leggere significa capire dove il mercato pensa che vada il match.

Una nota importante per chi vuole giocare live. Le quote vengono sospese per pochi secondi durante l’azione attiva di ogni round — variabile da operatore a operatore — e riaperte solo nei sessanta secondi di pausa fra un round e l’altro. Quel sessanta secondi è il vero mercato del live pugilato. Il resto è azione. Tieni a mente questa finestra quando programmi la tua sessione di live betting.

Confrontare le quote fra bookmaker: una tecnica pratica

Anni fa scoprii che, lavorando su una rotazione di quattro o cinque operatori ADM, riuscivo a trovare differenze di quota fra il 3% e il 7% sullo stesso mercato dello stesso evento. Non sempre, non su tutti i mercati. Ma con una frequenza sufficiente a giustificare la disciplina del confronto sistematico.

La tecnica che uso si fonda su tre passaggi. Primo, identifico l’evento e i mercati che voglio giocare. Secondo, apro tre o quattro lavagne ADM in parallelo e annoto le quote di ogni operatore sul foglio di lavoro. Terzo, confronto le quote facendole convergere in un payout calcolato sui margini di ogni singolo operatore. La quota più alta non è sempre la migliore, perché va sempre messa in relazione al payout complessivo del mercato presso quell’operatore.

Un esempio reale. Su un title fight equilibrato il bookmaker A espone A 1.85 e B 1.95 (payout 94,9%). Il bookmaker B espone A 1.90 e B 1.90 (payout 94,7%). Il bookmaker C espone A 1.83 e B 1.97 (payout 95,1%). Se voglio puntare sul pugile A scelgo il bookmaker B, perché la sua quota su A è la più alta. Se voglio puntare sul pugile B scelgo il bookmaker C. Se non ho preferenza e voglio solo il mercato più “leggero” complessivamente, il bookmaker C è quello con il payout più alto. Tre criteri diversi, tre scelte diverse, tre operatori diversi.

Confronto sistematico delle quote pugilato su tre bookmaker ADM italiani

Una nota etica che mi sento di fare. Confrontare le quote è legittimo e raccomandabile. “Arbitrarle” giocando contemporaneamente su due operatori per coprire entrambi gli esiti è invece una pratica che tutti i bookmaker monitorano e sanzionano con limitazioni di stake o chiusure conto. È una linea sottile ma esiste. Per il bettor non professionista la pratica saggia è scegliere la quota migliore per la propria singola scommessa, non tentare di costruirsi un margine di arbitraggio sistematico.

Esempi pratici di calcolo del payout

Chiudo la guida con tre esempi numerici concreti. Sono i calcoli che eseguo io ogni volta che apro un palinsesto e devo decidere se un mercato vale la pena giocarlo.

Esempio uno. Title fight equilibrato, quote A 1.85, B 1.95, X 22.00. Probabilità implicite: A 54,1%, B 51,3%, X 4,5%. Somma 109,9%. Payout 91,0%. Margine del bookmaker 9%. Mercato a margine medio-alto, accettabile su un title fight ma da approcciare con stake disciplinata.

Esempio due. Favorito netto su sfidante non titolato, quote A 1.08, B 9.00. Probabilità implicite: A 92,6%, B 11,1%. Somma 103,7%. Payout 96,4%. Margine 3,6%. Mercato a margine basso, ma con quote operativamente difficili da giocare: 1.08 restituisce solo 8 euro su 100, 9.00 paga 800 euro su 100 ma ha una probabilità di vittoria reale dell’8-10%.

Esempio tre. Metodo di vittoria su title fight pesante. Quote: A KO 2.30, A decisione 3.00, B KO 7.50, B decisione 11.00, X 25.00. Probabilità: 43,5% + 33,3% + 13,3% + 9,1% + 4,0% = 103,2%? Aspetta, ricontrolliamo: 43,5 + 33,3 = 76,8 + 13,3 = 90,1 + 9,1 = 99,2 + 4,0 = 103,2%. Payout 96,9%. È un payout sorprendentemente alto per il metodo di vittoria — di solito si colloca attorno al 90% — e questo specifico esempio descrive una situazione di apertura aggressiva del bookmaker, magari in occasione di un grande evento dove la competizione fra operatori è feroce. Va sfruttato.

Quanto vale il margine medio dei bookmaker sul pugilato?

Sul testa a testa pugilato il margine medio dei bookmaker ADM si colloca fra il 5% e l’8% (payout fra il 92% e il 95%). Sul metodo di vittoria sale al 10% — 12%. Sul round esatto può superare il 15%. È strutturalmente più alto che sui mercati calcio.

Perché un favorito netto come Canelo paga così poco?

Perché la quota è la traduzione matematica della sua probabilità reale di vincere. Una quota di 1.10 corrisponde a una probabilità implicita del 91%. Su un pugile con record vicino al 100% di vittorie contro sfidanti di livello inferiore, quella probabilità è coerente. La quota bassa non è un’ingiustizia, è statistica.

Quote decimali e americane: quale formato è più preciso?

Sono equivalenti dal punto di vista matematico: esprimono la stessa probabilità implicita in due notazioni diverse. La decimale è più immediata per chi calcola il payout direttamente (stake x quota). L’americana è più utilizzata negli Stati Uniti perché distingue immediatamente favorito da sfidante con il segno meno o più.

Come confrontare le quote di due bookmaker sullo stesso incontro?

Calcola il payout di ogni mercato presso ogni bookmaker e confronta i due numeri. Il payout più alto identifica il mercato meno tirato (margine inferiore). Se hai una preferenza per uno specifico pugile, confronta direttamente la sua quota nei due operatori e scegli quella più alta.

Preparato dagli editori di «Scommesse Pugilato».

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